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Come guarire dalla solitudine Stampa E-mail

18595577 1906373189639327 8605161599151412060 oLa  solitudine non è necessariamente una forma di sofferenza ma fa paura a tutti. Ma davvero siamo soli o ci sentiamo soli? Facciamo davvero tutto quello che è in nostro potere per avere relazioni profonde e significative, o ci accontentiamo di “un po’ di compagnia” incontri e serate con persone con cui scambiamo chiacchiere superficiali che lasciano la nostra anima affamata?

 

SOLITUDINE DI COPPIA


Tutti ci sentiamo soli qualche volta. E non è del tutto sbagliato. Sentirsi soli, magari anche se non si è oggettivamente soli, per esempio se abbiamo famiglia, amici, figli, può essere molto salutare. Ma ci sono casi in cui il senso di solitudine è devastante, ci ruba energia e iniziativa. Praticamente è un cane che si morde la coda: ci sentiamo soli ma non abbiamo voglia di uscire di casa. Di conoscere gente. Di ritrovarci con i soliti amici. Oppure, ed è la cosa peggiore: ci sentiamo soli in coppia: il nostro partner piano piano si è trasformato in un estraneo.

 

QUANDO è QUASI UNA MALATTIA

 

Nei Fiori di Bach si distinguono tanti tipi di solitudine e per ognuno c’è un fiore diverso: c’è il fiore di chi ha talmente paura della solitudine da aggrapparsi letteralmente a qualsiasi persona abbia vicino, c’è chi vorrebbe raggiungere l’altro ma-forse per paura, forse per esperienze negative- assume un’aria distaccata e autoprotettiva, tipo “guardatemi e non toccatemi”. C’è la solitudine che attanaglia l’anima quando scompare la persona con cui eravamo abituati a dormire, e quella più melanconica di quando muore un genitore: in questi casi una miscela di fiori californiani è l’ideale. C’è la solitudine di coppia, quando si vive insieme e non si ha più niente da dirsi, e quella di chi cerca un partner e si consuma passando di esperienza in esperienza, di tentativo in tentativo: in questo caso ci si può aiutare con dei fiori australiani…

E si potrebbe continuare: la solitudine degli adolescenti, quella degli anziani, dei malati, dei senzatetto…

 

COME USCIRNE

 

Ma la solitudine si cura, come si curerebbe una malattia, o una dipendenza dalla quale non riusciamo ad uscire. In questo caso è difficile, se non impossibile, elencare i rimedi floreali- di Bach, Californiani, Australiani, Alaskani- che possono aiutarci a vincere il nostro senso di solitudine e a trasformarlo in un atto creativo che ci riempia la vita.

Già il fatto che una persona chieda una consulenza floriterapica e apra il suo cuore al naturopata che ha di fronte, vuol dire che è uscito dalla solitudine. Magari solo per un’ora, il tempo di una consulenza, ma l’ha fatto. E già il fatto che si metta a ragionare sulla sua solitudine, senza dare la colpa agli altri ma chiedendone a se stesso i motivi, è un’inizio di guarigione: mi sento solo perché sono io che mando messaggi di chiusura, o perché in realtà non lascio spazio all’altro e parlo solo di me? Ho la pazienza e la tolleranza di avere un rapporto di coppia, o voglio fare tutto a modo mio, con i miei tempi e le mie priorità? Mi sento sola perché mio marito non mi cerca più o perché mi sono così data alla famiglia che ho dimenticato me stessa? Ho una maschera sociale che fa sì che tutti pensano che ho una carriera e una vita invidiabile ma in realtà sto svuotando me stessa in attività che non mi soddisfano?

Ecco per ognuno di queste domande c’è una risposta, uno o più rimedi floreali che permette di correggere la rotta.

 

UN PERCORSO DI CONOSCENZA DI SE'

 

Ma i Fiori di Bach -o Californiani, Australiani- che siano, non sono una bacchetta magica. Non è che una persona prende il fiore e magicamente trova il fidanzato o la sua vita si riempie di amici. Però i fiori aiutano a togliere le trappole che inconsapevolmente tendiamo tra noi e gli altri.

Per imparare a stare con gli altri bisogna imparare a stare con noi stessi, amarci molto e nutrirci di tutto quello che può dare gioia alla nostra anima: lettura, musica, cinema, giardinaggio. Per parlare bene con qualcuno, per avere un dialogo non superficiale, bisogna essere profondi con se stessi. Avere qualcosa da offrire.

Nutrire se stessi è il primo passo per avere rapporti nutrienti. Come diceva Giorgio Gaber: “La solitudine non è una follia, è il primo passo per star bene in compagnia”

 Credits: quadro di Marina Bellazzi

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